In occasione dei 40 anni di attivita' della
nostra associazione , ci fa piacere ri-pubblicare
un vecchio opuscolo scritto dal prof . Sergio
Cammelli alla fine degli anni 80 .Vengono
rievocate le motivazioni della fondazione
, le attivita' svolte nei primi venti anni
, e sopratutto vengono menzionate le persone
che con la loro umanita' hanno reso possibili
i risultati conseguiti .
Ci fa piacere sottolineare in modo particolare
la personalita' e l'immenso amore di Marisa
Roscio , che ultimamente si e' ritirata dal
servizio attivo dopo piu' di quarantanni
di lavoro. Nel numero di giugno 2008 del
notiziario , trovate un articolo in proposito
. Ancora una volta grazie , grazie mille
a questa persona straordinaria .
A Nicola, che da qualche mese ne ha preso
il posto sull' isola di Itaparica, infiniti
auguri e complimenti vivissimi per i brillanti
risultati gia' raggiunti nella gestione della
nuova scuola professionale .

Un'esperienza pilota nel Nordeste del Brasile
Bom
Juà è un " bairro "
di Salvador. Salvador è
una città di circa un milione di abitanti,
la prima capitale
del Brasile. E' anche capitale dello stato
di Bahia, grande circa una
volta e mezzo l'Italia ,perché il
Brasile è uno stato
federale, suddiviso in parecchi stati; come
gli Stati Uniti.In Brasile si parla portoghese
e " bairro
", in portoghese significa quartiere.Quando
si dice quartiere si pensa subito ai quartieri
delle nostre città, ma è tutta
un'altra cosa. Il bom juà è
un alberotropicale che cresceva in gran numero
nel valloncello che è poi diventato
il bairro di Bom Juà. Il più
bel bairro di tutto il Brasile per noi che
gli vogliamo bene e che gli abbiamo dedicato
la nostra vita, ma anche uno dei bairros
più poveri e più disperati
dell'America del sud.
Questo valloncello, dai fianchi ripidissimi
di argilla, fa parte della città di
,Salvador, ma, praticamente, non ha contatto
con essa, per raggiungere Salvador bisogna
seguire il corso del torrente, uscire dal
valloncello, raggiungere la grande strada
Rio - Salvador (quasi 2000 km.), attraversare
altri bairros poveri quasi come Bom Juà:
una quarantina di minuti di omnibus.Adesso
in Bom Juà non c'è neppure
più un bom juà, al posto degli
alberi c'è un numero sterminato di
capanne attaccate l'una all'altra. Le hanno
costruite abusivamente i più poveri
e i più disperati cacciati dalla città
dalla miseria o dall'interno, dal deserto,
dalla siccità e dalla carestia.
Quando si dice
costruire non bisogna farsi illusioni: si
tratta di capanne di
taipa, cioè di un'intelaiatura di
pali ricoperti di argilla.
L'argilla si secca e dà l'impressione
di un muro vero e
proprio soprattutto quando qualcuno, più
« ricco »,
riesce a passarci sopra un piccolo strato
di calcina che dà
alla capanna"un carattere quasi civettuolo.
Ma il pavimento è
di terra battuta, i pali piantati nel terreno
umidissimo marciscono
presto, nel fango si annida un piccolo e
terribile insetto che
attacca il cuore (anche i bambini sono malati
di cuore), e la capanna
non dura più di tre o quattro anni.
Tre o quattro anni quando va bene. Perché
sono frequenti grandi piogge tropicali con
relative alluvioni. La pioggia trasforma
in un fiume limaccioso e violento il piccolo
rio che non trova sufficiente sfogo a causa
della strada Rio - Salvador che lo taglia
a valle, tutta la parte bassa del bairro
viene portata via dalle acque: capanne, uomini,
bambini.Oppure la pioggia si infiltra nella
parte più alta dei fianchi del valloncello,
stacca intere enormi fette di terreno argilloso
che frana travolgendo le capanne e quelli
che ci sono dentro. Di queste alluvioni ne
abbiamo avute parecchie; le più gravi
sono state nella primavera del 1971 e nella
primavera del 1974. Ogni volta parecchi morti
e centinaia di famiglie senza tetto.
continua